21/02/12

a raccontarlo uno non ci crede

Cazzate io non ne dico



A proposito del freddo, che sembra ci stia ormai lasciando, mi torna in mente l'inverno del millenovecentoqualcosa ché non mi ricordo proprio tutto.
Beh, stavo dicendo, quell'anno sì che ha fatto freddo, forse qui meno, ché le miti correnti teverine mitigano il clima, ma a quei tempi vivevo in collina in un casale costruito su un poggio con l'intento di raccogliere più tramontana possibile e con infissi che erano dei fabbri capaci di creare lame gelide assottigliando il vento.

Insomma per farla breve quell'anno gelò per quaranta giorni consecutivi, naturalmente dopo aver nevicato, è stato come vivere in una cava di travertino tanto il bianco si era fatto duro, ma mi rendo conto di perdermi in inutili giri di parole senza arrivare ai fatti che volevo raccontare e che devo dire ancora oggi stento a credere veri tanto mi sconvolsero.

Dopo circa una settimana il ghiaccio aveva preso possesso della canna fumaria ostruendola,  saremmo sicuramente morti soffocati se la temperatura non si fosse abbassata repentinamente gelando il fumo che potemmo così tagliare in pezzi e gettare fuori. Il nonno disse che non era la prima volta che si trovava in una situazione del genere e prese le redini della famiglia nel tentativo di traghettarla attraverso quello che sarebbe stato un inverno che non avremmo più dimenticato. Per prima cosa riavviammo la stufa dopo aver smontato i tubi, stabilimmo dei turni per il taglio del fumo che, due volte al giorno, per non aprire la finestra troppo spesso, lanciavamo di sotto. A questo punto la temperatura continuò a scendere, ma siamo ancora qui a raccontarla.

Intorno al quindicesimo giorno svegliandoci trovammo l'amara sorpresa del silenzio, la temperatura in casa si era abbassata a tal punto che le parole gelavano appena fuori dalle labbra cadendo in terra e frantumandosi. Pensammo di comportarci come per il fumo ma l'impresa si rivelò impossibile, nel fare pulizia le parole ormai fragili come vetro si rompevano e i cric-scriec-croc-tink-inti-illi-mani (magari qualcuno non lo ricordo proprio bene ma non cambia la sostanza) solidificavano aumentando la massa di parole spezzettate e lettere che ormai ricopriva il pavimento.

I ragazzini serberanno certo un buon ricordo di quell'inverno, non andarono a scuola e passavano intere giornate lanciando lettere sulla stufa, queste con il calore esplodevano come pop-corn divertendoli molto nonostante l'impossibilità di sentirne il pop. Il nonno soffrì, mangiavamo il purè con forchetta e coltello e cucinavamo zuppe che si trasformavano in panettoni appena spento il fornello, le rovesciavamo sul tavolo e affettavamo. Stavo appunto dicendo del nonno che sarebbe morto di fame se i nipoti non avessero avuto l'idea di scolpire una parola sufficientemente lunga e curva da poter diventare una dentiera.

Ormai organizzati andammo avanti molto bene, eravamo dei veri esperti che dispensavano consigli ai paesani in difficoltà, il nonno venne proposto come capo del neonato Gruppo Grandi Calamità.

Ci siamo svegliati una mattina per il frastuono delle parole che si scioglievano, era arrivata la primavera.
Non abbiamo avuto molto tempo per gioirne, facevamo già progetti di scampagnate che cominciò a scendere una fitta pioggerella di olio di macassar via via sempre più forte e mentre cercavamo di non scivolare a valle si affacciò il nonno e con le lettere che gli colavano giù dal mento biascicò: " tranquilli non è la prima volta che mi trovo..."


8 commenti:

  1. 1) foto: Jubecca sul pianeta Hoth.
    2) "Insomma per farla breve" "ma mi rendo conto di perdermi in inutili giri di parole": questo post è di una lunghezza irritante. Ma come fai a leggere i miei?!
    3) "stabilimmo dei turni per il taglio del fumo": e c'è chi lo chiama cannone sparaneve.. sì, certo, come no...
    4) che bel raccontino di nevismo onirico!
    5) l'elenco puntato saluta tutte le parole, piccole, grandi e a pezzettini

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    1. 1)Che dici tolgo la didascalia?
      2)Avevo pensato a un'uscita in fascicoli ma il secondo non lo avrebbe letto nessuno.
      3)Sono un puro. Il doppio senso me lo hai fatto notare tu.
      4)Grazie.
      5)Le parole ricambiano, sempre.
      6)Ma che fatica risponderti.

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  2. Ma ti chiami Marcovaldo? Sembra un'adorabile fiaba dell'adorabile Calvino, con in più una vena - ben visibile - di humour nero. È giusto il mio genere: bravobenebis!

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  3. ù che bello!
    E dopo la pioggerella di olio di macassar riesco ad indovinare i nomi di quei bambini
    1) Branduardi
    2)Carlos Valderrama
    3)Niccolò Fabi
    4) Simoncelli
    5) Tina Turner
    6) Giovanni Allevi
    e quello che si è inzuppato fino al midollo Cugino Itt della famiglia addams

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    1. Noo Valderrama nooo

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    2. ahahahahahahah
      Valderrama!!!
      Il Napo Orso Capo colombiano.

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  4. detto a te, a lanciare le lettere sulla stufa avrei proprio voluto esserci. Con magari mio nonno che mi allungava qualche nocchino se tanto tanto le buttavo di fuori.

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  5. questo blog mi ricorda un blog che non c'è più.
    un gran bel blog tra l'altro...

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