31/12/11

legna e chianti

   Finito di tagliare e spaccare la legna ti chiedi se abbia ancora un senso accendere la stufa tanto sei accaldato e sudato, mediti allora di passare le serate appunto a tagliare e spaccare. Un risparmio enorme.
Tagliare e spaccare, tagliare e spaccare fino ad avere quintali di stuzzicadenti, inscatolarli, venderli, acquistare nuova legna, tagliare, spaccare, in loop.
                                              ************
    Perché sto male, sto bene, sono triste, sono felice, sono incazzato, per divertimi, non riesco a divertimi, cosa cazzo ne vuoi sapere tu, nessuno mi capisce, mi piace ma posso farne a meno, non posso farne a meno, oggi e poi basta, domani smetto, ho smesso, non ho mai pensato di smettere, è normale lo fanno tutti, non riesco a farlo come tutti ma ci provo, ché 24 ore sono un'eternità, ché sono sempre 24 ore anche dopo un'eternità, l'accolita dei rancorosi, quelli della "Confraternita dell'uva-del chianti"

26/11/11

bicchie*

-Ba' che faccio?-
 -Niente.-
Federico gli si era piantato davanti a dieci centimetri dal viso e lo fissava con un'espressione curiosa e sorridente.
Non era la prima volta che portava a casa i suoi picchiatelli. Lui era stranamente bello, di una bellezza che non aveva mai riscontrato negli altri.
Si divertì del suo imbarazzo per qualche istante, quindi catturò l'attenzione del ragazzo togliendolo da quella situazione che sapeva lo avrebbe potuto tenere paralizzato in eterno.
Non viveva una brutta situazione familiare o economica come spesso succedeva nei casi in cui veniva richiesta assistenza, semplicemente la madre aveva bisogno di un po' di aiuto.
Era ben vestito, palesemente curato e con un'espressione serena, a volte era preso dall'agitazione e cominciava a girare ansiosamente in cerca delle cose che gli permettevano di riprendere il controllo, tappi.
Lei ne teneva uno in tasca da dargli, lui se lo portava vicinissimo al viso e rimaneva assorto a contemplare, credo, l'increspatura della corona recuperando tranquillità.
Aveva quindici anni e gli ormoni cominciavano a produrre i loro effetti, durante il viaggio in autobus si era eccitato ed aveva preso a strusciarsi prima sul palo che sostiene i corrimano e poi su di lei.
L'aspetto apparentemente normale di Federico era causa di imbarazzo ancora maggiore non incontrando la paternalistica comprensione o addirittura il compiaciuto divertimento che abbiamo un po' tutti nell'assistere alle stranezze dei matti, ci si sente forse più normali.

-La madre, quando ha cominciato a dare segni di esuberanza sessuale- disse lei -gli ha insegnato a masturbarsi.-

*Le bicchie erano, e temo non siano più, i tappi a corona che usavamo al posto delle biglie sulle piste di sabbia.

20/11/11

parole

Mio nonno inventava oggetti.
C'era una necessità? Lui torniva, saldava, martellava e costruiva,
rigorosamente in metallo, l'utensile che serviva.
In casa come in barca.
Mio nonno non inventava parole ed era parsimonioso con quelle che conosceva, come se ne avesse avute in numero limitato e temesse di finirle.
Abbiamo sempre preso nomi in prestito da oggetti che somigliavano
o avevano una funzione simile;
tra noi non ci sono mai stati problemi, noi ci si capisce, quasi sempre.
Quelli che chiamiamo portacanna e che qualunque pescatore avrebbe difficoltà a riconoscere come tali non richiedono tanti giri di parole.
Non è così con "quel coso che ha fatto Giovanni (nonno) per pulire i tubi della stufa"  che non ricordo dove sia.

10/11/11

non capiscono

Avevo pensato di guardare un po' la tv visto che da stamattina non ho più connessione internet e non l'avrò per chissà quanto.
Non la guardo mai, in realtà per gran parte della mia vita non l'ho avuta, non mi piace.
Quando nonno è morto e i miei mi hanno permesso di vivere nella sua casa ho ereditato un vecchio Mivar più profondo che largo, altro che ultrapiatto.
Grazie a Gasparri ho di nuovo smesso di incazzarmi davanti ad un elettrodomestico, poi è arrivato un decoder in regalo.
Insomma stasera l'ho accesa ho atteso che smettesse il crepitio (bello crepitio l'adotterò), che le fiamme si alzassero e ho sintonizzato su la7 dove c'era Piazzapulita che  non conoscevo, l'inizio mi è sembrata una brutta copia de "Le iene" poi è iniziato il programma vero e proprio.
Ho resistito pochi minuti fino a quando mi è sembrato di udire (mi sarò sicuramente sbagliato) "...gli stranieri non capiscono il linguaggio della politica italiana".
A quel punto ho cercato di mantenere la calma e considerato che al bar vicino casa c'è connessione gentilmente offerta dall'antistante circolo velico (ovvia finzione letteraria) sono qui che mi spaccio per uno che lavora al computer o uno studente qualche decennio fuori corso.

Mi è stato fatto notare che semino la punteggiatura a spaglio, sto cercando di limitarmi nella quantità non sapendolo fare nella modalità (se non detestassi quelle cazzo di faccine una ora l'avrei messa).

31/10/11

la prima

Siamo entrati che lo stadio era già pieno, la partita sarebbe iniziata da lì a poco. Ho cominciato a tremare e non ho smesso fino all'uscita. Non so nemmeno che cazzo di partita mi abbiano portato a vedere, ero troppo impegnato a tremare. Insomma, avrò avuto sei anni e tutta quella gente, insieme, che urlava e sventolava, rimane una delle rare emozioni che io ricordi con gioia in un'infanzia di merda. Mi sono fatto l'idea, quel giorno, che se sei maschio eterosessuale e italiano non può non piacerti il calcio, scherzo non sono omofobo, può piacere anche a te. Vabbè qualche cosa avrei dovuto anche dire per arrivare al punto e siccome mi sono incartato, vado. A me sta profondamente sul cazzo la piega che ha preso questo sport che sempre più somiglia a uno di quei programmi di merda in cui la gente va a piangere, ridere, incazzarsi davanti ad una telecamera. Va a far finta di vivere. Calciatori che sembrano essere stati colpiti da una vangata che ottenuto il fallo sgambettano allegri con i loro scarpini oro o magenta, pluritatuati, con fascetta nei capelli e che al gol mettono in piedi coreografie Don Luriesche, ad uso delle telecamere, per dire alle loro veline che sono innamorati o ai loro viziati pargoli che li culleranno qualche minuto prima di restituirli alla tata. E poi l'abuso delle parole, sono tutti Campioni. Un campione è chi ha vinto qualcosa, lei è un campione che con tutto l'oro che ha vinto si potrebbe risanare il debito greco, oppure lui che, per dio e guccinianamente ripeto per dio, quando esultava faceva sembrare L'urlo di Munch il ritratto di una checca isterica.
Per quale squadra tifo col cazzo che ve lo dico, non sono mica di quelli che si tatuano il gladiatore, vivono con una cagna al collo e arredano l'auto con ridicoli bruchi giallorossi.

19/10/11

con rispetto



Signor Presidente a questo ci ha ridotto, i nostri ragazzi costretti a manifestare come quei pezzenti a cui, non lo dimenticherà certo, abbiamo dato la giusta razione di manganellate ogni volta che sono scesi in piazza. 
Abbiamo da sempre dato dimostrazione di abnegazione, di dedizione al lavoro, abbiamo democraticamente pestato cassintegrati, precari e pensionati, ovunque. 
A Genova come a Napoli, sì lo so mi dirà che c'era un altro governo ai tempi dei fatti di Napoli, ma mi consenta di dirle che lo avremmo fatto anche per lei ed il fatto che non ci siamo astenuti dal nostro compito anche con un governo di comunisti non fa che testimoniare della nostra professionalità. 
Non sono tipo da rinfacciare il lavoro dei nostri ragazzi, ma non vorrei si dimenticasse che negli ultimi tempi siamo arrivati al punto di manganellare perfino i terremotati de L'Aquila, che nemmeno ai tempi di Cossiga. 
Che dire più? Vogliamo arrivare a fare una riforma delle pensioni che riguardi anche noi?

Nel frattempo manca tutto, non c'è benzina per le volanti e carta per le fotocopiatrici, alcuni miei ragazzi hanno il manganello in condizioni pietose e non possono sostituirlo, alla prossima manifestazione rischiamo di dover menare con gli asciugamani bagnati e attorcigliati. Questo è il minimo, non vorrei che dovessimo anche portarceli da casa.

Distinti saluti romani

13/10/11

La scoperta improvvisa e inattesa di quel difetto perciò mi stizzì come un immeritato castigo.
Vide forse mia moglie molto più addentro di me in quella mia stizza e aggiunse subito che, se riposavo nella certezza d'essere in tutto senza mende, me ne levassi pure, perché, come il naso mi pendeva verso destra, così...
"Che altro?"
Eh, altro! altro!
Uno, nessuno e centomila-Luigi Pirandello

Benché si stenti a riconoscersi nell'immagine che gli altri ci danno di noi,
o addirittura non ci si riconosca affatto e non si veda nessun punto di contatto con quella che ci siamo costruiti, resta credo, il dovere di analizzare quantomeno i perché di tale discrepanza.
Può succedere che il nostro giudizio sia viziato da omissioni volte a non farci vedere aspetti particolarmente dolorosi della nostra personalità, o semplicemente che sia oggettivamente impossibile riuscire ad avere un'immagine spontanea non viziata da quella autocostruita ( la ricerca allo specchio di Vitangelo Moscarda).

Immagino peraltro che anche l'idea che gli altri si fanno di noi possa subire dei condizionamenti a causa di aspettative funzionali al trovarsi di fronte a questa o ad altra personalità per appagare necessità magari di ordine,
di catalogazione delle tipologie umane.
Ci conforta sapere con chi o cosa abbiamo a che fare.

Non penso per questo che ci si muova esclusivamente nell'ambito dell'aleatorio e del relativo.  Al contrario, l'interpretazione, nostra e altrui, è sicuramente condizionata e in parte difettosa, ma la comparazione tra l'immagine esterna, con le maggiori caratteristiche di spontaneità (lo specchio), e la nostra arricchita della conoscenza storica e quindi della possibilità di risalire alle motivazioni, può esserci illuminante proprio per quegli aspetti che tendiamo a non voler vedere.



Ho scoperto che non sogno
Vorrei sapere
Se mai è accaduto
Non ne conservo memoria.






06/10/11

fetish

Ma che palle, ma cosa avrà fatto mai?
Un oggettino costoso della durata di un anno con cui fare il fico al corso.
Romperete le palle così anche per la Mini Cooper.
Non ha mica inventato la ruota, e nemmeno la penna a sfera.
Ah! Il suo discorso all'università, quale genio, quale originalità.


04/10/11

daspo

Provvedimenti che limitano la libertà senza il pronunciamento di un tribunale ci sono da tempo e nessuno o quasi si è stracciato le vesti. Perché un cazzo di blog o dovrebbe essere più importante del diritto di un tifoso ad essere, eventualmente, condannato da un giudice e non da un questore? Tutti troppo intelligenti per cogliere che anche in una partita di calcio non si poteva sospendere lo stato di diritto. Emanare provvedimenti d'emergenza è sempre funzionale ad una deliberato attacco alla libertà individuale, sempre.

18/09/11

un'altra che avvisa

Ho un'amica di settant'anni, una donna speciale. Una che ha fatto una vita di merda con uno stronzo vicino, che poi io lui non l'ho mai conosciuto, ma non ho dubbi che lo fosse; ora è morto lo stronzo, dopo che lei lo aveva sfanculizzato.
Adesso lei sta bene, ma una sera m'ha detto "ho un solo rimpianto d'essere ormai vecchia e mi piacerebbe avere un uomo che che mi ami per come sono, che ami me, ma è tardi". Ed io avrei, in quel momento, voluto avere la sua età, e stringerla, e amarla come merita, e non c'è giorno che non ci pensi, che non pensi "ma è possibile che non ci sia un cazzo d'uomo che si accorga di lei ", e mi spiace che possa aver ragione che possa essere tardi.
C'è un'altra cosa che dice sempre: -le cose che leggiamo non sono mai casuali e sono sempre la risposta ad una domanda, ad un problema che abbiamo avuto nel corso della giornata, ad un pensiero-.
Montedidio
Col buio Maria sale ai lavatoi, non mi tocca, non mi chiama il piscitiello fuori dalla pelle. Ha detto basta al padrone di casa, quello l'ha presa male, ha fatto la minaccia dello sfratto, i genitori di Maria gli devono le mensilità arretrate. Maria gli ha sputato davanti ai piedi e se n'è andata. Butta fuori il coraggio è femmina appuntita e gia conosce lo schifo. È finita la commedia, dice, che lui la chiama principessa, la fa vestire coi panni della moglie morta, le mette le cose preziose e poi la tocca e si fa toccare, ora lei non vuole più perché ci sto io. Ci sto io: tutt'insieme divento importante. Finora la mia presenza, c'era o non c'era, non spostava niente. Maria dice che io ci sto e così ecco qua che me n'accorgo pur'io che ci sto. Mi chiedo da solo: non me ne potevo accorgere da solo di esserci? Pare di no. Pare che ci vuole un'altra persona che avvisa.
Erri De Luca

15/09/11

cultura

Qualche giorno fa minima & moralia pubblicava un'anteprima, uscita su Repubblica, del libro intervista di David Lipsky a David Foster Wallace, ne riporto uno stralcio che, per quanto nei commenti se ne critichi la banalità, oltre alla presunta opera di sciacallaggio della casa editrice, a me è sembrato illuminante riguardo al perverso atteggiamento di coloro che si ritengono parte di un'elite culturale.

Ti chiedi mai se i libri sono fuori moda? Te ne preoccupi mai? Come dicevamo ieri, erano dieci anni che Rolling Stone non faceva un pezzo su uno scrittore della tua età.
Penso che un tempo i libri fossero una componente importante del dibattito culturale, in una maniera in cui oggi non lo sono più. E il fatto che Rolling Stone, una rivista mainstream piuttosto importante, non ne parli più come una volta dice molto. Non tanto su Rolling Stone. Quanto sull’interesse che la nostra cultura nutre verso i libri.
Per me… lo sai anche tu, quando ci vediamo con altri scrittori questo diventa un grande argomento di conversazione, perché ci mettiamo tutti a lagnarci e a piagnucolare. Parliamo del declino dell’istruzione e del calo della soglia di attenzione della gente, e della responsabilità della tv in tutto questo. Ma per me la domanda interessante è: cos’è che ha fatto sì che i libri diventassero una parte meno importante del dibattito culturale? [...] Ecco, secondo me molti di noi si dimenticano che in parte la colpa è dei libri stessi. È che probabilmente, sai… si crea una sorta di circolo vizioso per cui, man mano che gli scrittori perdono importanza a livello commerciale e rispetto alla cultura di massa, cominciano a difendere il proprio ego parlando sempre di più fra loro. E ponendosi come una sorta di conventicola chiusa in se stessa che non ha niente a che fare con i reali, normali lettori.


Il tono dei commenti non è stato dissimile da quello della maggior parte dei pollai che si possono trovare in rete, in questo caso però il tutto, insinuazioni comprese su disonestà intellettuale dell'editore, sono in bella calligrafia e condite con qualche riferimento colto alle turpi abitudini che hanno costretto, chi non lo sa, Dostoevskij a scrivere "Il giocatore" in meno di un mese.
L'impressione che ho avuto io, lettore e illetterato, è che nella loro banalità i concetti espressi da DFW abbiano colpito nel segno e messo a nudo la responsabilità, non completa naturalmente, del mondo della cultura (per usare un'espressione neutra) nell'allontanamento delle masse dalla parola scritta che non sia il quotidiano sportivo.
La ciliegina sulla torta è stato l'intervento del padrone di casa, Marco Cassini, che ha fatto mutare i termini della discussione e a me è sembrato, con le dovute differenze, di assistere all'irruzione di Ulisse a corte con i Proci che si affrettavano a nascondere le briciole della loro mancanza di educazione.

13/08/11

indici puntuti

Dopo qualche tempo dalla partenza ci arrivò una lettera di Dorin, nel suo italiano stentato, non ricordo con precisione cosa dicesse, insomma le cose delle lettere, i saluti, delle informazioni sui giri in Europa prima di tornare in Australia. Ricordo perfettamente invece come chiuse: "...e smettetela di ridere per il mio italiano, scrivetemi voi in inglese così rido io!"
Beh, sono giorni che ci penso, ogni volta che leggo qualcosa sulla rivolta in Inghilterra, i distinguo, le sottigliezze filosofiche, le pedanti lezioni di civiltà di umani di un popolo che non si è mai ribellato. Non si è mai andati oltre vittimistici proclami in passato e ridicoli post su Facebook ora, eppure occasioni per una sana incazzatura non ne sono mancate. Ma noi no, noi si chiede giustizia a Striscia la Notizia, si urla la nostra indignazione sui social network, e si vogliono dettar le regole di un gioco che non si è mai giocato.
Ad onor del vero qualcuno si è mosso, per la morte di Gabriele Sandri, episodio unico per quel che ricordi, ma potrei sbagliare. Si lo so a muoversi furono "dei teppisti, gente che non aspettava altro che di poter fare un po' di casino", dei tifosi, eppure quella notte qualcuno se la fece addosso. Magari uno di quelli che pensano che una divisa sia il pass per lo sfogo delle proprie frustrazioni.
Io non so un cazzo di niente più di quello che ci vogliono far sapere, ma vedo che ogni volta che qualcuno alza la voce è bersaglio di tiro incrociato, intanto ci fanno sapere che la crisi si può risolvere: licenziando più facilmente, crepando di fame il giorno, peraltro sempre più lontano, in cui si potrà andare in pensione e..
e se qualcuno pensasse di ribellarsi si ricordi che dietro ogni tastiera ci sarà un censore a valutare ogni singola immagine che gli faranno vedere, e che perfino Masaniello, ce lo dice Piero Angela, è stato il primo camorrista della storia.

08/08/11

Leonida

Trovo questa lettera e mi permetto di pubblicarla.

Cara adorata Gorgo
Trovo qualche istante per scriverti in una pausa dei combattimenti, non credo ci sarà la possibilità di rivederci, vittime come siamo di una propaganda che mi obbliga ad azioni che, sai benissimo, eviterei per stare con te e Plistarco.
Il posto non è granché, un passo pietroso ed angusto che, nonostante il nostro non eccessivo numero, ci obbliga ad una vicinanza olfattiva tutt'altro che piacevole.
Non è mia intenzione però tediarti con lamentele che capirai bene dovranno rimanere fra noi per non gettare infamia sulla nostra famiglia, ma soprattutto per non deludere le loro aspettative.
Tuo Leonida